L’ESPERTO RISPONDE

 

Siamo a disposizione degli utenti che desiderino stabilire un contatto diretto per esporre ed affrontare dubbi, problemi, domande. Forniremo indicazioni e pareri sulle richieste che ci perverranno.

E’ importante ricordare che ogni indicazione fornita dovrà essere considerata esclusivamente di carattere generale, poiché il servizio non vuole e non può sostituire un’attività di consulenza professionale.

Naturalmente la complessità delle dinamiche psicologiche dell’individuo non può essere esplicitata attraverso una semplice domanda né può essere risolta con una pur valida risposta. Vi invitiamo pertanto di tener conto di questa concreta e semplice verità.

Puoi proporci le tue domande nella sezione Contatti, ti risponderemo in questa sezione del sito.

 

Perché mio figlio adolescente è ormai è intrattabile e sempre silenzioso?

 

Durante l’adolescenza un ragazzo è impegnato ad affrontare una serie di cambiamenti che interessano il suo sviluppo fisiologico, morfologico e sessuale, lo sviluppo cognitivo ed infine il suo sviluppo sociale. I cambiamenti che vive non lasciano immutato il contesto familiare, la conflittualità interna che egli sperimenta tra i bisogni di autonomia e di protezione si esprime all’interno della famiglia attraverso varie forme di comunicazione verbale (silenzi, aumento dei conflitti, provocazioni e aggressività verbale) e non verbale (modo di vestire e di atteggiarsi, rapporto con il cibo, modalità di gestire gli spazi personali).Tale conflittualità spinge il sistema familiare a riorganizzarsi, a definire i legami di ciascun membro con gli altri e con l’esterno. Più specificatamente, nel periodo adolescenziale, il sistema familiare è smosso da due forze antagoniste: una forza spinge verso l’esterno, promuovendo l’autonomia, l’indipendenza e la differenziazione dei singoli membri e un’altra forza invece muove verso l’interno, in direzione dell’appartenenza e del rafforzamento dei legami di dipendenza. In sintesi si assiste ad una rinegoziazione reciproca delle distanze interpersonali., che generalmente si traducono in relazioni più simmetriche e reciproche.

Le esperienze di conflitto diventano per l’adolescente un’occasione per conoscere meglio se stesso, per confrontarsi con le idee dei genitori e per definirsi ai loro occhi. Attraverso il conflitto, inoltre, l’adolescente ha la possibilità di apprendere alcune fondamentali abilità sociali, quali: la capacità di comunicazione, l’ascolto, la negoziazione di punti di vista differenti, e le diverse strategie e soluzioni.

 

Ho difficoltà a stabilire e far mantenere le regole ai miei figli, che consiglio potete darmi?

La chiave è: “regole chiare e condivise”, queste, in un sistema familiare, sono nutritive dal punto di vista della relazione.

Attenzione: la definizione delle regole va fatta prima che i problemi insorgano e non vanno trasgredite dai genitori che spesso si lasciano commuovere e cedono! Mantenere fede ad una regola significa implicitamente: “Questa cosa non la puoi fare perché penso che sia pericolosa, e poiché  di te mi interessa, questa cosa non puoi farla”. Al polo opposto, in un modello esageratamente permissivo, il messaggio implicito che il figlio potrebbe leggere sarebbe di questo tipo: “Siccome io figlio faccio cose anche negative e pericolose e tu genitore non intervieni, a te non importa niente di me!”. È buona abitudine ricordare ai figli che c’interessa di loro, al punto di riconoscere i cambiamenti e sottolinearli, e siamo in ogni caso disposti ad ascoltarli se vorranno; prima o poi il figlio andrà verso il genitore nel momento in cui saprà di potersi fidare e che sarà sostenuto e non giudicato, che ha un punto d’appoggio comunque, nonostante punti di vista differenti. Parlare di meno ma esserci di più, dal punto di vista emotivo, è sicuramente molto più edificante e costruttivo per i nostri figli, per noi e per la relazione tra noi e loro. Dal punto di vista comunicativo qualunque comportamento è un messaggio: il non guardarsi è un messaggio, una risposta non data è un messaggio, il silenzio è un messaggio. Ridurre al minimo le comunicazioni connotate da giudizi è un buon modo di stimolare l’apertura dei nostri figli. Se dico: “Ti sei comportato male”, do un giudizio. Posso dire la stessa cosa con una comunicazione più efficace e rispettosa: “non condivido il tuo comportamento per questo motivo….”: in questo caso non do un giudizio, do una spiegazione, mi rendo disponibile ad una discussione ed apro uno spazio di auto rivelazione, in cui metto mio figlio nella condizione di sapere il mio punto di vista. Nella comunicazione le frasi assolute e che tendono a generalizzare (come “sei sempre….” o “tutte le volte che…” ) sono altamente perniciose per l’identità in divenire degli adolescenti; invece la comunicazione deve essere sempre contestualizzata ad un fatto in particolare.

 

La ragazza che frequento da poco mi ha detto di soffrire di agorafobia, cos’è e cosa comporta?

La caratteristica essenziale dell’agorafobia è l’ansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni dai quali può essere difficile (o imbarazzante) allontanarsi, o nei quali può non essere disponibile aiuto in caso di Attacco di Panico o sintomi tipo panico. L’ansia determina tipicamente l’evitamento di una varietà di situazioni, ad esempio stare fuori casa da soli o stare a casa da soli; essere in mezzo alla folla; viaggiare in automobile, autobus o aereoplano; essere su un ponte o in ascensore. Alcuni individui sono in grado di esporsi alle situazioni temute, ma le sopportano con considerevole paura. In questi casi sarebbe opportuno rivolgersi ad uno psicoterapeuta per valutare la situazione ed un eventuale percorso terapeutico.

 

Buongiorno Dottori, spesso la mattina, appena prima di svegliarmi, mi accade di udire suoni o rumori che mia moglie, poi, dice di non aver sentito, i miei figli mi prendono in giro dicendo che ho le allucinazioni… Specifico che poi, quando mi sveglio del tutto, non mi capita di sentire nulla di strano. Secondo voi si tratta di allucinazioni?

L’allucinazione è una percezione sensoriale che ha il senso impellente di realtà di un’oggettiva percezione, ma che si manifesta in assenza di una stimolazione esterna del relativo organo di senso. La persona può rendersi conto o meno che sta avendo una allucinazione. Una persona con allucinazioni uditive può riconoscere che sta avendo una falsa esperienza sensoriale, mentre un’altra può essere convinta che la fonte dell’esperienza sensoriale abbia una sua realtà fisica indipendente. Il termine allucinazione non viene ordinariamente applicato alle false percezioni che si manifestano durante l’attività onirica, nel corso dell’addormentamento (ipnagogiche), o al momento del risveglio (ipnopompiche), queste sembrano essere le percezioni di cui lei ha esperienza nella fase precedente al risveglio.

I tipi di allucinazione sono:

  •  gustativa: riguarda la percezione del gusto (di solito spiacevole);
  • olfattiva: riguarda la percezione degli odori, come ad es. gomma bruciata o pesce marcio;
  • somatica: comporta un’esperienza fisica di percezione localizzata all’interno del corpo (come ad es. una sensazione di elettricità);
  • tattile: comporta la sensazione di essere toccato o di avere qualcosa sotto la pelle (le più comuni allucinazioni tattili sono la sensazione di scossa elettrica e il formicolio);
  • uditiva: riguarda la percezione del suono, più comunemente voci;
  • visiva: riguarda la vista, può consistere di immagini strutturate, per esempio di persone, oppure di immagini non strutturate, come ad esempio lampi di luce. 

 

Dopo l’ennesima storia d’amore sono sicura che tutti i miei partner sono dipendenti! Mi aiutate a capire le caratteristiche delle persone con questo tipo di personalità? Grazie mille.

La caratteristica essenziale del Disturbo Dipendente di Personalità è una necessità pervasiva ed eccessiva di essere accuditi, che determina comportamento sottomesso e dipendente e timore della separazione. Questa modalità compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti. Il comportamento dipendente e sottomesso è finalizzato a suscitare protezione, e nasce da una percezione di sé come incapace di funzionare adeguatamente senza l’aiuto di altri.

Gli individui con Disturbo Dipendente di Personalità hanno grande difficoltà a prendere le decisioni quotidiane (per es., il colore della camicia da indossare per il lavoro) senza un’eccessiva quantità di consigli e rassicurazioni da parte degli altri. Questi individui tendono ad essere passivi, e a permettere ad altre persone di prendere l’iniziativa e di assumere la responsabilità per la maggior parte dei settori della loro vita. Gli adulti con questo disturbo tipicamente dipendono da un genitore o dal coniuge per decidere dove devono vivere, che tipo di lavoro dovrebbero avere, e di quali vicini devono essere amici. Gli adolescenti con questo disturbo possono permettere a un genitore (o a entrambi) di decidere cosa dovrebbero indossare, chi frequentare, come dovrebbero trascorrere il tempo libero, e quale scuola o corso universitario frequentare.

 

Sento parlare spesso e ovunque di anoressia e bulimia… potete fornirmi delle definizioni chiare e univoche di questi disturbi e dei sintomi che li riguardano? Grazie.

Le manifestazioni essenziali dell’Anoressia nervosa sono:

  • rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale,
  • intenso timore di acquistare peso,
  • presenza di una alterazione dell’immagine corporea per ciò che riguarda forma e dimensioni corporee,
  • nel sesso femminile, in epoca post-puberale, vi è amenorrea, ovvero assenza di mestruazioni,
  • l’individuo mantiene un peso corporeo al di sotto di quello minimo normale per l’età e l’altezza.

La perdita di peso è primariamente ottenuta tramite la riduzione della quantità totale di cibo assunta. Sebbene la restrizione calorica possa essere inizialmente limitata all’esclusione di cibi considerati ipercalorici, nella maggior parte dei casi questi soggetti finiscono per avere una alimentazione rigidamente limitata a poche categorie di cibi. In aggiunta possono essere messe in atto condotte di eliminazione (es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi e diuretici) o la pratica eccessiva di attività fisica, allo scopo di perdere peso.

L’intensa paura di “diventare grassi”, presente nei soggetti con questo disturbo non è solitamente mitigata dal decremento ponderale. Anzi, in molti casi la preoccupazione per il peso corporeo aumenta parallelamente alla perdita reale di peso.

La percezione ed il valore attribuiti all’aspetto fisico ed al peso corporeo risultano distorti in questi soggetti. Nei soggetti con Anoressia nervosa i livelli di autostima sono fortemente influenzati dalla forma fisica e dal peso corporeo. La perdita di peso viene considerata come una straordinaria conquista ed un segno di ferrea autodisciplina, mentre l’incremento ponderale viene esperito come una inaccettabile perdita delle capacità di controllo.

Nella Bulimia nervosa, le manifestazioni essenziali sono: presenza di abbuffate e di inappropriati metodi compensatori per prevenire il conseguente aumento di peso. Inoltre i livelli di autostima sono eccessivamente condizionati dalla forma e dal peso corporeo. Per giustificare la diagnosi, il soggetto deve avere un minimo di due episodi di abbuffate e di comportamenti compensatori inappropriati alla settimana per almeno tre mesi. Una abbuffata, o crisi bulimica, è definita come l’ingestione in un determinato periodo di tempo di una quantità di cibo più grande rispetto a quanto la maggioranza degli individui assumerebbe in circostanze simili. È necessario valutare il contesto in cui l’episodio avviene – ciò che è considerato una quantità eccessiva per un pasto in un giorno comune, può essere normale durante una ricorrenza o una festività. Per un “determinato periodo di tempo”, si fa riferimento ad un periodo limitato, in genere minore di due ore. soggetti con Bulimia Nervosa tipicamente si vergognano delle loro abitudini alimentari patologiche e tentano di nasconderle. Le crisi bulimiche avvengono in solitudine: quanto più segretamente possibile.

Un’altra caratteristica essenziale della Bulimia Nervosa è il frequente ricorso a inappropriati comportamenti compensatori per prevenire l’incremento ponderale. Molte persone con Bulimia Nervosa mettono in atto diversi comportamenti tesi a neutralizzare gli effetti dell’abbuffata: tra i metodi, quello più frequentemente adottato è l’autoinduzione del vomito dopo l’abbuffata. Altre condotte di eliminazione sono rappresentate dall’uso inappropriato di lassativi e diuretici; l’uso di lassativi è presente in un terzo dei soggetti con Bulimia Nervosa.

 

Potete dirmi la differenza tra l’ansia, un attacco di panico e una fobia? Come si distinguono?

Nell’Ansia (più specificamente nel Disturbo d’Ansia Generalizzato) la caratteristica essenziale è la presenza di ansia e preoccupazione eccessive, che si manifestano per la maggior parte del tempo per almeno 6 mesi, nei riguardi di una quantità di eventi o attività. L’individuo ha difficoltà a controllare la preoccupazione. L’ansia e la preoccupazione possono essere accompagnate da irrequietezza, facile affaticabilità, difficoltà a concentrarsi, irritabilità, tensione muscolare e sonno disturbato.

L’intensità, la durata o la frequenza dell’ansia e della preoccupazione sono eccessive rispetto alla reale probabilità o impatto dell’evento temuto. La persona trova difficile impedire che i pensieri preoccupanti interferiscano con l’attenzione ai compiti che sta svolgendo e difficoltà ad interrompere la preoccupazione. Gli adulti con Disturbo d’Ansia Generalizzato spesso si preoccupano per circostanze quotidiane, abitudinarie, come responsabilità lavorative, problemi economici, salute dei familiari, disgrazie per i propri figli o piccole cose (come faccende domestiche, riparazioni all’automobile, far tardi agli appuntamenti). I bambini con Disturbo d’Ansia Generalizzato tendono a preoccuparsi eccessivamente per le proprie capacità o per la qualità delle proprie prestazioni.

L’Attacco di Panico, è caratterizzato da un periodo preciso durante il quale vi è l’insorgenza improvvisa di intensa apprensione, paura o terrore, spesso associati con una sensazione di catastrofe imminente. I sintomi possono essere somatici o cognitivi ed includono palpitazioni, sudorazioni, tremori fini o a grandi scosse, sensazioni di dispnea o di soffocamento, sensazione di asfissia, dolore o fastidio al petto, nausea o disturbi addominali, vertigini o sensazione di testa leggera, derealizzazione o depersonalizzazione, paura di perdere il controllo o di ‘‘impazzire’’, paura di morire, parestesie e brividi o vampate di calore. L’attacco ha un inizio improvviso, raggiunge rapidamente l’apice (di solito in 10 minuti o meno), ed è spesso accompagnato da un senso di pericolo o di catastrofe imminente e da urgenza di allontanarsi.

La Fobia, è caratterizzata da un’ansia clinicamente significativa provocata dall’esposizione a un oggetto o a una situazione temuti, che spesso determina condotte di evitamento. La caratteristica essenziale della Fobia è la paura marcata e persistente di oggetti o situazioni chiaramente discernibili, circoscritte. L’individuo prova una paura marcata, persistente e eccessiva quando è in presenza di, o quando si aspetta di affrontare un oggetto o una situazione specifici. Questa risposta può prendere la forma di un Attacco di Panico causato dalla situazione o sensibile alla situazione. Mentre gli adolescenti e gli adulti con questo disturbo riconoscono che questa paura è eccessiva o irragionevole, questo può non accadere nei bambini. Più spesso lo stimolo fobico viene evitato, ma talvolta sopportato nel timore. La diagnosi è appropriata solo se evitamento, paura o ansia anticipatoria di affrontare lo stimolo fobico interferiscono significativamente con la routine quotidiana, il funzionamento lavorativo o la vita sociale della persona, o se l’individuo è marcatamente afflitto dalla presenza della fobia.

 

Ho scoperto che la mia fidanzata ruba in diversi luoghi e contesti, questi furti hanno in comune tra loro che la “refurtiva” è davvero di poco conto e di valore praticamente insignificante, cosa significa?

Il comportamento in questione sembrerebbe delineare un comportamento cleptomane, la caratteristica fondamentale della Cleptomania è la ricorrente incapacità di resistere all’impulso di rubare oggetti anche se non ve n’è alcun bisogno per l’uso personale o per il valore economico. Il soggetto prova una sensazione soggettiva crescente di tensione prima del furto, e prova piacere, gratificazione, o sollievo dopo averlo commesso. Gli oggetti vengono rubati nonostante siano tipicamente di scarso valore per il soggetto, che avrebbe potuto pagarli e spesso li dà via o li getta. Occasionalmente il soggetto può ammucchiare gli oggetti rubati o restituirli di nascosto. Sebbene i soggetti con questo disturbo evitino generalmente di rubare quando è probabile l’arresto immediato (per esempio, sotto gli occhi di un agente di polizia), essi di solito non programmano i furti né considerano appieno la possibilità di essere arrestati. Il furto è compiuto senza assistenza o aiuto da parte di altri. In questi casi sarebbe opportuno rivolgersi ad uno psicoterapeuta per valutare la situazione ed un eventuale percorso terapeutico.

 

Mio figlio frequenta la prima elementare e nella sua classe la maestra afferma che un suo compagno  soffre di Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività, a me sembra esagerato e ho rassicurato la mamma del bambino, che è molto preoccupata. Quali sono i segnali a cui un genitore dovrebbe prestare attenzione?

Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività è caratterizzato da sintomi di disattenzione e/o di iperattività-impulsività. Alcuni sintomi di iperattivà-impulsività o di disattenzione che causano menomazione devono essere stati presenti prima dei 7 anni di età, sebbene molti soggetti siano diagnosticati dopo che i sintomi sono presenti da diversi anni. La disattenzione può manifestarsi in situazioni scolastiche, lavorative, o sociali.

I segnali del disturbo sono:

  • Non riuscire a prestare attenzione ai particolari o fare errori di distrazione nel lavoro scolastico o in altri compiti.
  • Il lavoro è spesso disordinato e svolto senza cura. I soggetti spesso hanno difficoltà a mantenere l’attenzione nei compiti o nelle attività di gioco, e trovano difficile portare a termine i compiti.
  • Spesso sembra che la loro mente sia altrove o che essi non ascoltino o non abbiano sentito quanto si è appena detto loro.
  • Nelle situazioni sociali, la disattenzione può essere espressa dal fatto che cambiano spesso d’argomento nella conversazione, non ascoltano gli altri, non prestano attenzione alle conversazioni e non seguono le indicazioni o le regole di giochi o attività.
  • L’iperattività può essere manifestata agitandosi e dimenandosi sulla propria sedia, non restando seduti quando si dovrebbe, correndo senza freni o arrampicandosi in situazioni in cui ciò è fuori luogo o può esprimersi con difficoltà a giocare o a dedicarsi tranquillamente ad attività da tempo libero.

 

Mia suocera racconta fatti e eventi relativi alla vita familiare, totalmente fuori logica, eventi mai accaduti oppure distorce la realtà delle cose, perché lo fa? Per attirare l’attenzione?

Sembrerebbe trattarsi di convinzioni deliranti, ovvero false convinzioni basate su erronee deduzioni riguardanti la realtà esterna, che viene fermamente sostenuta contrariamente a quanto tutti gli altri credono e a quanto costituisce prova ovvia e incontrovertibile della verità del contrario. La convinzione non è di quelle ordinariamente accettate dagli altri membri della cultura della persona. Spesso risulta difficile distinguere tra un delirio e una idea prevalente (nel qual caso il soggetto ha una idea o una convinzione irragionevole, ma non la sostiene così fermamente come nel caso di un delirio). I deliri vengono suddivisi a seconda del loro contenuto. Alcuni dei tipi più comuni vengono elencati qui di seguito:

  • bizzarro, delirio centrato su fenomeni che la cultura del soggetto considera totalmente non plausibili;
  • erotomanico, l’idea delirante che un’altra persona, di solito di rango elevato, sia innamorata del soggetto;
  • di gelosia delirante, convinzione che il proprio partner sessuale sia infedele;
  • grandioso, delirio di aumento del proprio valore, potere, sapere, identità, o di speciale relazione con qualche divinità o persona famosa;
  • di inserzione del pensiero, delirio che alcuni dei propri pensieri non siano i propri, ma piuttosto vengano inseriti nella propria mente;
  • persecutorio, delirio in cui il tema centrale è che uno (o qualcuno a lui prossimo) stia venendo aggredito, molestato, ingannato, perseguitato, o fatto oggetto di cospirazioni;
  • di riferimento, delirio il cui tema è che gli eventi, gli oggetti, o le persone del proprio immediato circondario abbiano un significato particolare e inusuale;
  • somatico, delirio il cui contenuto principale riguarda l’aspetto o il funzionamento del proprio corpo;
  • di trasmissione del pensiero Delirio che i propri pensieri vengono trasmessi fuori ad alta voce, cosicché possono essere percepiti dagli altri.

 

Mi hanno diagnosticato un Disturbo Depressivo Maggiore, cos’è?

Il Disturbo Depressivo Maggiore è caratterizzato da uno o più Episodi Depressivi Maggiori. La caratteristica essenziale di un Episodio Depressivo Maggiore è un periodo di almeno due settimane durante il quale è presente depressione dell’umore o perdita di interesse o di piacere per quasi tutte le attività. Devono essere presenti almeno altri quattro sintomi di una lista che include alterazioni dell’appetito o del peso, del sonno e dell’attività psicomotoria; ridotta energia; sentimenti di svalutazione o di colpa; difficoltà a pensare, concentrarsi o prendere decisioni; oppure ricorrenti pensieri di morte o ideazione suicidaria, pianificazione o tentativi di suicidio.

L’umore in un Episodio Depressivo Maggiore viene spesso descritto dall’individuo come depresso, triste, senza speranza, scoraggiato o “giù di corda”.

Sono comuni riduzione dell’energia, astenia, faticabilità. Si può accusare una continua stanchezza in mancanza di attività fisica. Anche i più piccoli compiti sembrano richiedere uno sforzo considerevole. Può essere ridotta l’efficienza nello svolgimento dei compiti.

In questi casi sarebbe opportuno rivolgersi ad uno psicoterapeuta per valutare la situazione ed un eventuale percorso terapeutico.

 

Il mio ragazzo è sempre solitario, non ha amici, evita le situazioni sociali, io invece amo stare in compagnia e trascorrere il tempo con gli amici: perché lui fa così?

Nella Fobia Sociale la persona manifesta un’ansia clinicamente significativa provocata dall’esposizione a certi tipi di situazioni o di prestazioni sociali, che spesso determina condotte di evitamento. La caratteristica essenziale è una paura marcata e persistente che riguarda le situazioni sociali o prestazionali che possono creare imbarazzo. L’esposizione alla situazione sociale o prestazionale quasi invariabilmente provoca una risposta ansiosa immediata. Questa risposta può prendere forma di un Attacco di Panico causato dalla situazione o sensibile alla situazione. Gli adolescenti e gli adulti con questo disturbo riconoscono che la loro paura è eccessiva o irragionevole, ma questo può non accadere nei bambini. Più spesso la situazione sociale o prestazionale viene evitata, sebbene venga talvolta sopportata nel timore. La diagnosi è appropriata solo se l’evitamento, la paura o l’ansia anticipatoria concernente la situazione sociale o prestazionale interferiscono significativamente con la routine quotidiana, con il funzionamento lavorativo o con la vita sociale dell’individuo, o se la persona presenta un disagio significativo derivante dalla presenza della fobia.

Invece, relativamente ai tratti di personalità esiste il Disturbo Evitante di Personalità, che è una modalità pervasiva di inibizione sociale con sentimenti di inadeguatezza e ipersensibilità alla valutazione negativa, che inizia entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti.

Gli individui con Disturbo Evitante di Personalità evitano il lavoro o le attività scolastiche che coinvolgono un contatto interpersonale significativo per timore di essere criticati, disapprovati o rifiutati. Possono essere rifiutate offerte di promozione sul lavoro poiché le nuove responsabilità potrebbero determinare la critica dei colleghi. Questi individui evitano di farsi nuovi amici, a meno che non siano certi di piacere e di essere accettati senza critiche. Finché non superano prove rigorose che dimostrano il contrario, le altre persone sono ritenute critiche e disapprovanti. Gli individui con questo disturbo non si uniscono ad attività di gruppo, a meno che non vi siano offerte ripetute e generose di supporto e di accudimento. L’intimità interpersonale è spesso difficoltosa per questi individui, sebbene siano capaci di stabilire relazioni intime quando viene assicurata un’accettazione incondizionata. Possono agire con inibizione, avere difficoltà a parlare di sé, e trattenere sentimenti intimi per timore di esporsi, di essere ridicolizzati o umiliati.

 

Mi chiedo, tutte queste persone dedite ai vari giochi legati alla “fortuna” (superenalotto, slot machine, bingo…), sono persone dipendenti dal brivido che gli dà il gioco?

Nel Gioco d’azzardo patologico, la caratteristica fondamentale è un comportamento persistente, ricorrente, e maladattivo di gioco d’azzardo che compromette le attività personali, familiari, o lavorative. Il soggetto può essere totalmente assorbito dal gioco (per esempio, rivive esperienze di gioco passate, programma la prossima impresa di gioco, o pensa ai modi di procurarsi denaro con cui giocare). La maggior parte di soggetti affetti da Gioco d’Azzardo Patologico afferma di ricercare l’avventura (uno stato di eccitazione e di euforia) o eccitamento ancora più dei soldi. Possono essere necessarie scommesse e puntate progressivamente più ingenti, o rischi maggiori , per continuare a produrre il livello di eccitazione desiderato. I soggetti con Gioco d’Azzardo Patologico spesso continuano a giocare nonostante i ripetuti sforzi per controllare, ridurre, o interrompere il comportamento. Vi può essere irrequietezza o irritabilità quando si tenta di ridurre o di interrompere il gioco d’azzardo. Il soggetto può giocare per risolvere i propri problemi o per alleviare un umore disforico.

 

Mio marito è convinto di avere una malattia incurabile e passa da un medico all’altro, da uno specialista all’altro, fa analisi su analisi, ormai da anni, in cerca di qualcuno o qualcosa che confermi la sua malattia, ormai la situazione sta diventando insostenibile, e anche molto costosa…

Sembrerebbe trattarsi di Ipocondria, in cui la caratteristica essenziale è la preoccupazione legata alla paura di avere, oppure alla convinzione di avere, una grave malattia, basata sulla errata interpretazione di uno o più segni o sintomi fisici. Una valutazione medica completa non è in grado di individuare una condizione medica generale che possa spiegare pienamente le preoccupazioni del soggetto circa la sua supposta malattia o i suoi segni o sintomi fisici (per quanto possa talora essere presente una condizione medica generale concomitante). Nell’Ipocondria la preoccupazione può riguardare le funzioni corporee (per es. il battito cardiaco, la traspirazione; alterazioni fisiche di lieve entità (per esempio una piccola ferita o un occasionale raffreddore); oppure sensazioni fisiche vaghe o ambigue. Le preoccupazioni possono riguardare numerosi apparati, in momenti diversi o simultaneamente. In alternativa ci può essere preoccupazione per un organo specifico o per una singola malattia (per esempio la paura di avere una malattia cardiaca). Visite mediche ripetute, esami diagnostici e rassicurazioni da parte dei medici servono poco ad alleviare la preoccupazione concernente la malattia o la sofferenza fisica. In questi casi sarebbe opportuno rivolgersi ad uno psicoterapeuta per valutare la situazione ed un eventuale percorso terapeutico.

 

Forse non sono la sola ad avere questo problema, ma… non sopporto il mio capo: arrogante, pieno di sé, aggressivo, svalutante e non ammette mai un proprio errore…

Sembra proprio trattarsi di un “Capo” e non di un “leader”, ciò che li distingue è che nel primo caso il “potere” deriva da un ruolo e da una posizione imposta on autorità, a cui troppo spesso non corrispondono doti altrettanto importanti. Nel caso del leader, invece parliamo di autorevolezza, non di autorità, il leader è carismatico, rispettoso del prossimo, viene seguito perché le persone lo stimano, non perché lo temono.

Il “capo” che ci descrive sembra rispondere alle caratteristiche del Narciso, la cui caratteristica essenziale è un quadro pervasivo di grandiosità, necessità di ammirazione e mancanza di empatia.

Gli individui con questa personalità hanno un senso grandioso di autostima. Essi abitualmente sovrastimano le proprie capacità, ed esagerano i propri talenti, apparendo spesso vanagloriosi e presuntuosi. Possono spensieratamente presumere che gli altri attribuiscano lo stesso valore ai loro sforzi, e possono risultare sorpresi quando non giungono le lodi che si aspettano e che sentono di meritare. Spesso nel giudizio esagerato dei propri talenti è implicita una sottostima (svalutazione) dei contributi di altri. Sono spesso assorbiti da fantasie di illimitati successo, potere, vivacità, bellezza, o di amore ideale. Possono rimuginare sul “ritardo” di ammirazione e privilegi, e paragonarsi favorevolmente con persone famose o privilegiate.

Gli individui con Disturbo Narcisistico di Personalità credono di essere superiori, speciali o unici, e si aspettano che gli altri li riconoscano come tali. Possono pensare di dover frequentare o di sentirsi capiti solo da persone speciali o di condizione sociale elevata, e possono attribuire qualità di “unico”, “perfetto”, o “dotato” a coloro che frequentano. Gli individui con questo disturbo credono che le loro necessità siano speciali e al di fuori della comprensione delle persone ordinarie. La loro autostima viene aumentata (cioè, “rispecchiata”) dal valore idealizzato che attribuiscono a coloro che frequentano. Sono inclini ad insistere per avere soltanto le persone più importanti, ad affiliarsi alle “migliori” istituzioni, ma possono svalutare le credenziali di chi li delude. Gli individui con questo disturbo generalmente richiedono eccessiva ammirazione. La loro autostima è quasi invariabilmente molto fragile. Possono preoccuparsi di quanto si stiano comportando bene e di quanto vengano giudicati favorevolmente dagli altri. Questo spesso si trasforma nella necessità di costante attenzione e ammirazione. Gli individui con Disturbo Narcisistico di Personalità generalmente mancano di empatia, e hanno difficoltà a riconoscere i desideri, le esperienze soggettive e i sentimenti degli altri.

 

Mio fratello in questi ultimi mesi è sotto pressione per via degli ultimi esami e della tesi di laurea da preparare e ho notato in lui un comportamento molto strano: prima di uscire di casa si lava le mani un innumerevole numero di volte, tanto che è sempre in ritardo e bisogna sempre aspettarlo o aspettare che liberi il bagno… che gli sta succedendo?  Da quel che ho letto potrebbe trattarsi di Disturbo ossessivo compulsivo?

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo è caratterizzato da ossessioni (che causano ansia o disagio marcati) e/o compulsioni (che servono a neutralizzare l’ansia). Le caratteristiche essenziali del Disturbo Ossessivo-Compulsivo sono ossessioni o compulsioni ricorrenti, sufficientemente gravi da far impiegare tempo (cioè, richiedono più di 1 ora al giorno) o da causare disagio marcato o menomazione significativa. In qualche momento nel decorso del disturbo la persona ha riconosciuto che le ossessioni o le compulsioni sono eccessive o irragionevoli.

Le ossessioni sono idee, pensieri, impulsi o immagini persistenti, sono vissute come intrusive e inappropriate, e causano ansia o disagio marcati. L’individuo è capace di riconoscere che le ossessioni sono il prodotto della sua mente e non vengono imposte dall’esterno.

Le ossessioni più frequenti sono pensieri ripetitivi di contaminazione (ad esempio, essere contaminati quando si stringe la mano a qualcuno), dubbi ripetitivi (ad esempio, chiedersi se si è lasciata la porta), la necessità di avere le cose in un certo ordine (ad esempio, disagio intenso quando gli oggetti sono in disordine), impulsi aggressivi o terrifici e fantasie.

L’individuo con ossessioni di solito cerca di ignorare o sopprimere tali pensieri o impulsi o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni (cioè, una compulsione). Ad esempio, un individuo afflitto dal dubbio di non aver spento una stufa cerca di neutralizzarlo controllando ripetutamente per assicurarsi di averla chiusa.

Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi (cioè lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (es., pregare, contare, ripetere mentalmente delle parole) il cui obbiettivo è quello di prevenire o ridurre l’ansia o il disagio e non quello di fornire piacere o gratificazione. Nella maggior parte dei casi, la persona si sente spinta a mettere in atto la compulsione per ridurre il disagio che accompagna un’ossessione o per prevenire qualche evento o situazione temuti. Ad esempio gli individui afflitti dall’ossessione di avere lasciato una porta aperta possono essere spinti a controllare la porta a intervalli di pochi minuti. Per definizione le compulsioni sono chiaramente eccessive e non connesse in un modo realistico con ciò che sono designate a neutralizzare o prevenire. Le compulsioni più comuni comprendono lavarsi e pulire, contare, controllare, richiedere o pretendere rassicurazioni, ripetere azioni e mettere in ordine.

Le ossessioni o compulsioni devono causare disagio marcato, far consumare tempo (richiedere più di 1 ora al giorno) o interferire significativamente con la routine normale dell’individuo, con il funzionamento lavorativo, con le attività sociali o con le relazioni con gli altri. Le ossessioni o compulsioni possono sostituire comportamenti utili e soddisfacenti e possono essere altamente distruttive per il funzionamento complessivo.

In questi casi sarebbe opportuno rivolgersi ad uno psicoterapeuta per valutare la situazione ed un eventuale percorso terapeutico.

 

Puoi proporci le tue domande nella sezione Contatti, ti risponderemo in questa sezione del sito.