I NOSTRI FIGLI E INTERNET: OPPORTUNITA’, PERICOLI, POSSIBILITA’, RISCHI

Dalla collaborazione della Dott.ssa Vivona con www.cyberstalking.it

 

Internet per i minori è buono o cattivo?

Da un lato internet è una risorsa fondamentale ed è certamente importante per i nostri figli utilizzare questo mezzo, ma d’altro lato ci sono dei rischi che i genitori devono conoscere e tenere nella dovuta considerazione, al fine di rendere la navigazione dei figli sicura e al riparo da pericoli.

Attraverso internet si può comunicare con gli amici, imparare cose interessanti, fare i compiti… Internet è uno strumento, e come tale non è “buono” o “cattivo” di per se: è l’uso che ne facciamo che lo rende sicuro oppure pericoloso.

Potenzialmente, se un bambino utilizza un pc connesso ad internet, è raggiungibile online da estranei che possono avere cattive intenzioni.

Pensiamo al fenomeno del Sexting:  è un problema crescente e grave tra adolescenti e preadolescenti. Si riferisce ai ragazzi che inviano messaggi contenenti immagini o video più o meno espliciti della propria intimità, lo scambio avviene tramite cellulare o pc collegato ad una webcam. Gli americani stimano che almeno il 20-30% di ragazzini e ragazzine tra i 13 e i 19 anni si siano scambiati immagini sexy.

Il Sexting si va diffondendo sempre di più, e rappresenta un problema che va affrontato: non possiamo neanche immaginare, tra l’altro , la portata di diffusione che possono avere le immagini su internet: può essere vista da decine di migliaia di altri ragazzi, e essere sempre reperibile. Non solo: nella peggiore delle ipotesi, se le immagini cadono nelle mani della persona sbagliata, i ragazzi possono essere ricattati con la minaccia di rendere pubbliche le loro immagini.

Di qui la domanda fondamentale di ogni genitore: come proteggere i miei figli?

Ci sono molti software appositi, attraverso cui impostare filtri di sicurezza per i minorenni.

Ma non esistono regole o soluzioni uguali per tutti: alcuni genitori lasciano navigare i loro figli da soli, altri soltanto sotto la loro supervisione, altri lo proibiscono del tutto. Bisogna considerare l’età, il carattere, se si ha o meno una buona comunicazione, e in base a questo pianificare modi, regole e tempi di utilizzo del pc.

Alla base di tutto è sempre fondamentale una buona comunicazione.

La comunicazione risulta essenziale per generare, alimentare e conservare il benessere psicologico dell’individuo, così come essa è alla base delle manifestazioni di sofferenza psicologica, leggere o gravi.

Accogliere e incoraggiare il ragazzo rispetto al messaggio che invia. In un buon scambio comunicativo non è importante essere d’accordo, ma è importante dimostrare al ragazzo di aver capito ciò che sta dicendo e provando, senza giudicarlo. Ciò stimolerà nel ragazzo una maggiore riflessione sui propri pensieri e azioni. Inoltre, nonostante possa sembrare il contrario, in questo modo immagazzinerà le opinioni dell’adulto.

Indicazioni utili per una buona comunicazione:

  • utilizzare frasi del tipo: “dal mio punto di vista penso che… se ho capito bene…”, per inviare il messaggio implicito che la percezione personale dei fenomeni è sempre soggettiva (non si ha la pretesa che sia vera e universale),
  • - non pronunciarsi in modi assoluti e direttivi,
  • - aiutare il ragazzo ad esprimersi e non farlo al suo posto, è pericoloso fare inferenze sulle intenzioni altrui,
  • -  cercare di essere aperti e tolleranti nei confronti di percezioni diverse dalla propria, cercando i punti su cui si concorda per creare una piattaforma comune, dopo di che passare all’analisi degli aspetti discordanti,
  • - se nello scambio interattivo ci sono emozioni negative (rabbia, collera…), concedersi una pausa e riprendere quando si è calmi.

Ridurre al minimo le comunicazioni connotate da giudizi è un buon modo di stimolare l’apertura dei nostri figli. Se dico: “Ti sei comportato male”, do un giudizio. Posso dire la stessa cosa con una comunicazione più efficace e rispettosa: “non condivido il tuo comportamento per questo motivo….”: in questo caso non do un giudizio, do una spiegazione, mi rendo disponibile ad una discussione ed apro uno spazio di auto rivelazione, in cui metto mio figlio nella condizione di sapere il mio punto di vista. Nella comunicazione le frasi assolute e che tendono a generalizzare (come “sei sempre….” o “tutte le volte che…” ) sono altamente perniciose per l’identità in divenire degli adolescenti; invece la comunicazione deve essere sempre contestualizzata ad un fatto in particolare.